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Intelligenza artificiale e forze di polizia: cosa cambia con il decreto attuativo

Il nuovo decreto legislativo regola l’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia italiane, allineandolo alle regole europee e alla legge nazionale sull’IA.

Il testo attua l’articolo 24 della legge 23 settembre 2025, n. 132, che ha delegato il Governo a disciplinare l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nell’attività di polizia. La cornice di riferimento resta il regolamento (UE) 2024/1689, noto come AI Act.

Il principio guida è netto: nessun nuovo obbligo rispetto a quelli già previsti dalla normativa europea. Il decreto adatta l’ordinamento italiano, non lo appesantisce. Ogni impiego di questi sistemi deve rispettare i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, dalla Carta UE e dalla CEDU, insieme ai principi di proporzionalità, non discriminazione, sorveglianza umana e trasparenza.

Che cosa disciplina il decreto

Il decreto interviene sull’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale da parte di organi, uffici e comandi delle forze di polizia, in relazione alle funzioni che esercitano. Con sistema di intelligenza artificiale si intende un sistema automatizzato che, sulla base di input, genera previsioni, contenuti, raccomandazioni o decisioni, secondo la definizione del regolamento europeo.

L’ambito è specifico: attività e finalità di polizia. Il testo non tocca l’uso generale dell’IA nella pubblica amministrazione. Si concentra sul contesto operativo delle forze dell’ordine, dove l’impiego di questi strumenti incide direttamente su libertà personali e dati sensibili dei cittadini.

Perché la sorveglianza umana resta obbligatoria

La sorveglianza umana è il principio per cui una persona deve poter controllare, verificare e correggere l’operato di un sistema di intelligenza artificiale. Nel contesto di polizia, questo significa che nessuna decisione con impatto sui diritti può essere lasciata all’automazione senza intervento umano.

Il decreto richiama l’articolo 3 della legge n. 132 del 2025, che impone il rispetto dell’autonomia e del potere decisionale dell’uomo. I sistemi devono garantire conoscibilità, trasparenza e spiegabilità: chi li usa deve capire come producono i risultati.

Cosa deve essere garantito in ogni impiego:

  • Proporzionalità: l’uso del sistema deve essere adeguato alla finalità perseguita, senza eccessi.
  • Non discriminazione: i risultati non devono produrre effetti discriminatori su persone o gruppi.
  • Trasparenza: le logiche di funzionamento devono essere ricostruibili e documentabili.
  • Sorveglianza umana: una persona resta responsabile della decisione finale.
  • Protezione dei dati: il trattamento rispetta il GDPR e la direttiva UE 2016/680 sui dati per finalità di polizia.

Questi vincoli non sono formali. Definiscono i limiti concreti entro cui un sistema può essere adottato, testato e messo in servizio nelle attività investigative e di prevenzione.

Come si collega alla responsabilità penale e civile

La legge delega tocca anche il terreno delle responsabilità. Il Governo è delegato a precisare i criteri di imputazione della responsabilità penale delle persone fisiche e amministrativa degli enti, tenendo conto del livello effettivo di controllo sul sistema da parte di chi lo utilizza.

Sul piano civile, la delega prevede strumenti di tutela per il danneggiato, con una regolamentazione specifica dell’onere della prova. Il riferimento è alla direttiva (UE) 2024/2853 sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi e agli articoli 2050 e 2051 del Codice civile, che riguardano attività pericolose e danno da cosa in custodia.

Cosa significa per chi lavora con l’IA in azienda

Questo decreto riguarda le forze di polizia, ma segnala una direzione che tocca ogni organizzazione. Le regole europee sull’IA classificano i sistemi per livello di rischio e impongono obblighi crescenti: chi usa strumenti ad alto rischio deve garantire tracciabilità, controllo umano e documentazione.

Nel mio lavoro con le aziende parto sempre da qui. Prima di adottare un sistema di intelligenza artificiale, verifico in quale categoria di rischio ricade e quali obblighi comporta. Con la Consulenza AI e l’AI Assessment ricostruisco il quadro normativo applicabile al singolo caso, così l’azienda sa cosa può fare e cosa deve documentare.

Domande ricorrenti sul decreto IA per la polizia

Il decreto introduce nuovi obblighi per le forze di polizia?

No. Il testo dichiara esplicitamente di non comportare nuovi obblighi rispetto a quelli già previsti dal regolamento (UE) 2024/1689 per i sistemi di IA usati nelle attività di polizia. Il decreto adegua l’ordinamento nazionale al quadro europeo, senza aggiungere vincoli ulteriori. La sua funzione è di coordinamento e attuazione, non di ampliamento degli adempimenti.

Qual è la base giuridica di questo decreto?

Il decreto attua l’articolo 24, comma 2, lettera h), della legge 23 settembre 2025, n. 132, che ha delegato il Governo a definire una disciplina specifica per l’uso dell’IA nell’attività di polizia. La cornice sovraordinata è il regolamento (UE) 2024/1689, l’AI Act, insieme al GDPR e alla direttiva UE 2016/680 sul trattamento dei dati a fini di prevenzione e indagine.

Cosa prevede sulla sorveglianza umana?

Il decreto impone che l’impiego dei sistemi di IA rispetti il principio di sorveglianza umana previsto dall’articolo 3 della legge n. 132 del 2025. In pratica, una persona deve poter controllare e correggere l’operato del sistema. L’autonomia e il potere decisionale dell’uomo restano centrali: l’automazione non sostituisce la responsabilità di chi opera.

Come tutela i dati personali dei cittadini?

Il decreto opera nel rispetto del GDPR e della direttiva (UE) 2016/680, attuata in Italia con il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, che disciplina il trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti per prevenzione, indagine e perseguimento dei reati. I principi di proporzionalità, non discriminazione e trasparenza vincolano ogni fase del trattamento.

Questo decreto riguarda anche le aziende private?

Non direttamente. Il decreto si applica alle forze di polizia. Le aziende private restano soggette al regolamento (UE) 2024/1689, che classifica i sistemi di IA per rischio e impone obblighi diversi a seconda della categoria. La logica è però la stessa: controllo umano, trasparenza e documentazione delle decisioni automatizzate.

Vuoi capire quali regole IA si applicano alla tua azienda

Le regole europee sull’intelligenza artificiale non riguardano solo la pubblica amministrazione. Toccano ogni organizzazione che adotta sistemi automatizzati per decisioni, previsioni o gestione dei dati.

Se stai valutando l’uso dell’IA nei tuoi processi, il primo passo è capire in quale categoria di rischio ricadono gli strumenti che vuoi introdurre e quali obblighi comportano. Un confronto iniziale serve proprio a questo: verificare se ha senso approfondire.

Se vuoi fare chiarezza sul quadro normativo applicabile al tuo caso, scrivimi dalla pagina contatti per un primo confronto.